Lebenslangerschicksalsschatz: come capire (grazie alla letteratura) se hai trovato la tua

di Eva Luna Mascolino | 23.02.2025

La vedi e ti basta un attimo per riconoscerla: è lei la persona giusta, quella che stavi aspettando da sempre. Qualcuno lo chiama colpo di fulmine, altri la definiscono anima gemella, ma c’è anche un modo più elaborato per definirla, ovvero Lebenslangerschicksalsschatz.

Una parola tedesca apparentemente impronunciabile, e resa iconica da un famoso scambio di battute fra Ted Mosby, il protagonista della comedy americana How I Met Your Mother (it. E alla fine arriva mamma), e un personaggio secondario della serie tv, che nel primo episodio dell’ottava stagione introduce questo termine per condividere con noi la sua idea di amore:

https://www.youtube.com/watch?v=LmP1ZCJ2Xi8

Come spiega Klaus, la traduzione più vicina a Lebenslangerschicksalsschatz sarebbe “il dono del destino di tutta una vita“, che coincide con la repentina consapevolezza di avere di fronte a noi una persona capace di stravolgere la nostra esistenza.

Ma come capire se si tratta davvero della nostra Lebenslangerschicksalsschatz? Una domanda legittima, che si pone Ted in questa puntata e che potremmo esserci posti pure noi, almeno una volta nella vita. “Lo senti in tutto il corpo“, gli risponde allora Klaus, “ti passa attraverso come l’acqua di un fiume dopo una tempesta, che ti riempie e ti svuota allo stesso tempo“.

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E, in maniera più o meno analoga, è da secoli che anche la letteratura si interessa all’argomento, raccontandoci il caleidoscopio di stati d’animo che potremmo provare quando quel fatidico incontro coinvolge proprio noi.

Da Saffo a Gabriel García Márquez, passando per Marcel Proust e per Charlotte Brontë, ecco quindi alcuni esempi celebri di Lebenslangerschicksalsschatz, per scoprire com’è stata intesa nel corso del tempo nei grandi romanzi e nella poesia

Primo indizio: quello di essere pervasi da una sensazione come di luce, che quanto più siamo vicini all’oggetto del nostro amore e tanto più si intensifica, facendoci sentire al tempo stesso piccoli e in imbarazzo, mentre la nostra Lebenslangerschicksalsschatz suscita tutta la nostra ammirazione. A parlarne è lo scrittore russo Lev N. Tolstoj (1828-1910) nel suo capolavoro Anna Karenina (Garzanti, traduzione di Pietro Zveteremich):

Tutto prendeva luce da lei: era lei il sorriso che illuminava tutto, d’ogni intorno. “Ma potrò davvero scendere là sul ghiaccio, accostarmi?” pensò. Il luogo dove lei era gli sembrò un impenetrabile luogo sacro, e per un attimo fu sul punto di andarsene, tanta agitazione lo aveva preso. Dovette fare uno sforzo su se stesso e considerare che accanto a lei camminava gente di ogni specie e che anche lui poteva andare là a pattinare. Scese, evitando di guardarla a lungo, come si fa col sole, ma vedeva lei, come si vede il sole, anche senza guardare.

In questa fase conoscitiva, durante la quale manca ancora una certa confidenzasuccede anche di pensare e ripensare ai fugaci momenti trascorsi con la nostra Lebenslangerschicksalsschatz, fantasticando su di lei e nobilitando qualunque dettaglio legato alla sua persona. Lo descrive bene lo scrittore Premio Nobel Gabriel García Márquez (1927-2014) ne L’amore ai tempi del colera ( Mondadori, traduzione di Angelo Morino):

A poco a poco la idealizzò, attribuendole virtù improbabili, sentimenti immaginari, e dopo due settimane pensava solo a lei.
Sconvolto dalla felicità, Florentino Ariza passò il resto del pomeriggio a mangiare rose e a leggere la missiva, ripassandola lettera per lettera più volte e mangiando più rose quanto più la leggeva, e a mezzanotte l’aveva letta così tanto e aveva mangiato così tante rose che la madre dovette stenderlo a terra come un vitello per fargli ingoiare un decotto di olio di ricino.

Una frase tratta da L'amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez, dedicata al concetto di Lebenslangerschicksalsschatz o anima gemella

Sempre in questo frangente, è probabile peraltro subire il contraccolpo delle interazioni fra la nostra Lebenslangerschicksalsschatz e una terza persona, mentre a noi non è dato avvicinarci senza arrossire e perdere l’uso della parola. Una situazione che potrebbe farci provare una punta di gelosia e che fa capolino anche in un noto componimento della poetessa greca Saffo (630-570 a.C. circa), tradotto da Salvatore Quasimodo:

A me pare uguale agli dèi
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si perde nella lingua inerte. […]

D’altro canto, se invece la nostra Lebenslangerschicksalsschatz si rivolge a noi, dedicandoci la sua attenzione e restano colpita da qualcosa che abbiamo fatto o detto, ci sembra d’un tratto di avere ricevuto come un regalo, ed ecco che ci sentiamo quasi su una nuvola per lo stupore e la gioia. Proprio come leggiamo nei versi di Pudore della scrittrice italiana Antonia Pozzi (1912-1938), contenuti nel volume Poesie (Garzanti):

Se qualcuna delle mie povere parole
ti piace
e tu me lo dici
sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo
come una mamma piccola giovane
che perfino arrossisce
se un passante le dice
che il suo bambino è bello.

Una poesia di Antonia Pozzi dedicata al concetto di Lebenslangerschicksalsschatz, o anima gemella

Ed è allora che, se la nostra Lebenslangerschicksalsschatz è ciò che crediamo che sia, la nostra vita acquisisce a poco a poco un significato diverso, più definito, portandoci ad accogliere il nostro innamoramento come fosse un’entità a sé stante con cui ci toccherà fare i conti. È quanto accade anche a Swann ne Alla ricerca del tempo perduto (Newton Compton, a cura di Paolo Pinto e Giuseppe Grasso) di Marcel Proust (1871-1922):

Fu costretto a notare che in quella stessa vettura che lo portava da Prévost non era più lo stesso e non era più solo, un nuovo essere stava con lui, aderente, amalgamato a lui, di cui forse non avrebbe potuto sbarazzarsi, con cui sarebbe stato obbligato a usare riguardi come con un padrone o con una malattia. Eppure, un attimo dopo aver sentito che una nuova persona gli si era aggiunta così, la vita gli appariva più interessante.

A questo punto, dobbiamo ammetterlo: forse ci siamo proprio imbattuti nella nostra Lebenslangerschicksalsschatz e, adesso che abbiamo avuto l’occasione di saperne di più sul suo conto, non possiamo più contemplare l’idea di separarcene. Un po’ come fa notare Mr. Rochester a Jane in un toccante passo di Jane Eyre (Garzanti, traduzione di Ugo Dettore), dell’autrice inglese Charlotte Brontë (1816-1855):

È come se avessi una corda da qualche parte qui nel petto, a sinistra, legata stretta a una corda simile che si trova dentro di voi, nello stesso punto. E se il mare burrascoso e le duecento miglia e più di terra venissero davvero a trovarsi tra di noi, ho paura che questa corda che ci unisce possa spezzarsi. In quel caso… non farei che sanguinare dentro di me.

Una frase tratta da Jane Eyre di Charlotte Bronte, dedicata al concetto di Lebenslangerschicksalsschatz o anima gemella

Perché nessuno ci aveva mai fatto sentire allo stesso modo e, ora che sappiamo quanto Klaus avesse ragione, non ci rimane che cogliere l’attimo e vivere in prima persona una di quelle storie che sembravano poter esistere solo fra le pagine di un libro o dall’altra parte dello schermo

Fonte: www.illibraio.it