Steiner constata che la traduzione è formalmente e praticamente implicita in ogni atto della comunicazione: «capire» significa sempre «decifrare», anche quando la comunicazione avviene all’interno della stessa lingua.
Dunque Dopo Babele, oltre a tracciare una poetica generale della traduzione, si interroga sulla natura stessa del linguaggio, e sull’impossibilità delle teorie darwiniane di render conto della molteplicità dei linguaggi umani; tenendo ben presente che a guidarci e illuminarci può essere soprattutto la sensibilità di poeti e romanzieri.
Ha scritto George Steiner, introducendo questa nuova edizione: «Dopo Babele si rivolge ai filosofi della lingua, agli storici delle idee, agli specialisti di poetica, dell’arte e della musica, ai linguisti e, ovviamente, ai traduttori. Ma vorrebbe suscitare l’interesse e il piacere del lettore non specialista, di tutti quelli che amano la lingua e sentono che la lingua è la forza formatrice della loro umanità. In altre parole, a chiunque fa vivere la lingua e sa che gli avvenimenti di Babele sono forse un disastro ma al tempo stesso – ed è questa l’etimologia della parola “disastro” – una pioggia di stelle sull’umanità.
